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lavoroAlice non riusciva proprio a prendere sonno. Aveva deciso di alzarsi dal letto, andare in cucina e accendersi una sigaretta. Passeggiava nervosamente nella piccola stanza dalle pareti colorate con un vivace giallo limone. Quella sera Alice era tormentata da un pensiero fisso che non riusciva a togliersi dalla testa e che nei suoi anni di studi universitari aveva sempre cercato di nascondere nel suo subconscio. Era sempre stata una ragazza positiva ed il suo spirito ottimista le aveva permesso di superare gli ostacoli che le si erano presentati nel corso della sua vita con irrisoria facilità. Questa volta però era diverso. Stava per completare definitivamente gli studi e questo avrebbe coinciso con la fine di un ciclo e l’inizio di uno nuovo, più tortuoso e sicuramente in salita. Il tempo dei giochi era finito. Alice si sarebbe affacciata al mondo del lavoro da lì a qualche mese e temeva di non riuscire a trovare un impiego  in tempi brevi o che, una volta trovato, questo non soddisfasse le sue aspettative dopo anni di sacrifici e di rinunce. Per prima cosa, avrebbe dovuto lasciare casa, cercare mete che la motivassero e le permettessero di avere più opportunità. E già questo bastava a renderla inquieta.disoccupazione giovanile Il periodo storico che stava vivendo il suo Paese non era certo dei migliori: una crisi economica di vaste proporzioni aveva spazzato via sogni, speranze, risparmi di una vita e aveva obbligato diverse attività commerciali a chiudere. Inutile dire che la disoccupazione aveva superato i precedenti record negativi. Alice credeva fermamente che, nonostante il pessimismo generale, non fosse poi così tanto difficile trovare un impiego. Aveva però sperimentato sulla sua pelle che non era proprio così. Decidendo di svolgere un periodo di stage (così venivano chiamati i tirocini formativi non pagati previsti anche in ambito universitario)  presso qualche azienda, aveva dedicato molte settimane ad inviare email con annessi curriculum e lettere motivazionali nella speranza che qualche impresa la potesse ospitare ed approcciare al mondo del lavoro con il risultato che quasi nessuno aveva risposto favorevolmente alla sua richiesta. Questo episodio aveva completamente minato le sue ferree convinzioni: << Se non mi assumono gratis, figurarsi se dovessi chiedere un posto di lavoro fisso>> diceva. Con il tempo, Alice aveva anche pensato di intraprendere la strada della libera professione ma riconosceva di non avere la personalità giusta per affrontare situazioni particolari: non la incoraggiavano il sistema fiscale sfavorevole, la lentezza della burocrazia e la possibilità di aver a che fare con “certa gente”. La sigaretta che aveva tra le dita si era spenta mentre rifletteva sul suo prossimo futuro e su quelle che erano le sue inquietudini. Tornata a letto, nel buio della sua camera, ricordava i tempi del liceo, le estati all’insegna dello svago, del menefreghismo, della spensieratezza e le rimpiangeva come mai aveva fatto fino a quel momento. Desiderava rendersi indipendente, avere una casa tutta sua e la possibilità di spendere i suoi soldi come meglio avrebbe creduto senza dover bussare alla porta dei genitori per chiedere Pensieriqualche spicciolo. Alice sapeva che in quel preciso momento altri ragazzi e ragazze della sua età si interrogavano su quella che sarebbe stata la loro vita. La semplice conclusione a cui era giunta quando ormai il sonno incombeva su di lei era di impiegare le energie e le forze dei suoi ventiquattro anni per sgomitare il quella palude e realizzare i suoi sogni con l’ottimismo che sempre l’aveva contraddistinta e con una capacità di autocritica più matura e più consapevole. Con gli occhi chiusi pronta ad addormentarsi, aveva sussurato tra sè: << Buona fortuna, Alice>>.

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