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pioggiaEra una serata fredda ed il vento sferzava sulle finestre ed i tetti delle case. L’ umidità bagnava le strade e le automobili parcheggiate. Nonostante queste avversità, Bruno aveva deciso di uscire da casa e passeggiare. Ne aveva proprio bisogno. L’atmosfera familiare si era fatta pesante. Mancavano i soldi per tirare avanti, lui non lavorava da più di tre mesi, le sue figlie che frequentavano entrambe il liceo, chiedevano quello che un adolescente è solito chiedere ai genitori e la moglie malata peggiorava sempre di più e i fondi per acquistare le medicine scarseggiavano. Fissando con sguardo vuoto il fiume che attraversava la città, Bruno stava riflettendo sulla dura decisione che avrebbe dovuto prendere irrimediabilmente.

Mancando le garanzie per chiedere un prestito alle banche e non potendo contare sulla disponibilità dei pochi parenti, veri spilorci, l’unica strada percorribile per tentare di uscire da quel baratro seppur pericolosa, era chiedere denaro a certi ceffi non proprio raccomandabili. Aveva così seguito il consiglio di un suo amico, si era fatto dare dei contatti e qualche sera dopo si era presentato di fronte ad una porticina piene di crepe in un vicolo che distava una manciata di chilometri da casa. Ad aprirgli vi era un uomo, sulla cinquantina, folta barba e capelli ricci, portava gli occhiali ed il suo volto era solcato da rughe e vistose cicatrici. Dopo essersi accomodato, Bruno espose la sua richiesta all’uomo che, nel frattempo, era stato raggiunto da una giovane donna dai lineamenti esotici, con l’aria assonnata e vestita con solo il reggiseno e un pantalone da tuta. disperazioneI due fissarono l’ospite, si scambiarono un’occhiata complice e alla fine soddisfarono Bruno che uscì da quel vicolo qualche minuto dopo con una somma di denaro in tasca che gli avrebbe permesso di vivere dignitosamente per un po di tempo, di aiutare la moglie ed accontentare le figlie. Passarono i mesi, i soldi stavano per finire ma le preoccupazioni maggiori per Bruno risiedevano nel saldare il debito con i tizi che gli avevano concesso il prestito. Puntuali come un orologio svizzero, i due creditori bussarono a casa di Bruno qualche tempo dopo il loro incontro. Lo invitarono a pagare il debito ma invece dei soldi richiesti, ricevettero solo promesse di un futuro pagamento. I due non gradirono affatto e cominciarono ad intimidirlo con minacce neanche tanto velate.

Preso dal panico e dalla paura, Bruno richiuse violentemente la porta in faccia ai due signori, sgattaiolò dalla finestra, salì in macchina e si diede alla fuga. Sperava di aver rimandato, seppur bruscamente, il pagamento ma si sbagliava. I due ceffi gli erano alle calcagna. Quando se ne accorse, Bruno accelerò cercando un modo per depistare i suoi inseguitori che , a loro volta, spinsero sul gas tentando di non farsi scappare la preda. Bruno si tranquillizzò quando vide sparire i fari dell’auto che lo inseguiva dietro di sè quando ad un tratto i suoi persecutori gli si scagliarono incontro, sbucando da una traversa. I due scesero dall’abitacolo, aprirono lo sportello della macchina di Bruno, che era piegato su stesso, le mani sul volante e la faccia grondante sangue, e lo scaraventarono al suolo pronti a percuoterlo con spranghe e bastoni. La sua vista era annebbiata ed intravedeva a mala pena la sagoma degli strozzini pronti ad abbattergli addosso un serie infinite di percosse, quando si sentì chiamare ripetutamente.

incuboIl suono della voce che udiva cominciò a diventare sempre più nitido. Madido di sudore e con un raggio di sole puntato dritto su di sé, Bruno aprì gli occhi e riconobbe di essere steso sul suo letto con accanto la moglie che lo scuoteva ripetendo il suo nome. Era stato solo un brutto e lungo sogno. Con il cuore che andava a mille, si guardò intorno, sorseggiò un bicchiere d’acqua e si ridistese sul letto. Si sentì sollevato che si fosse trattato solo di un incubo. I suoi problemi avrebbero continuato ad esistere ma almeno avrebbe evitato di ricorrere, per disperazione, agli strozzini.

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