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social networkEra un pomeriggio di inizio Marzo e la primavera ormai bussava alle porte. Ciò nonostante la pioggia e il vento stavano martoriando la città sin dalle prime luci del giorno. Disteso sul divano, Riccardo ascoltava musica e navigava sui social media con il suo nuovo cellulare appena regalatogli per il compleanno. Non era mai stato un amante di questi network e preferiva ricorrervi con distacco solo per comunicare con i colleghi dell’università nel caso vi fossero delle novità riguardanti le lezioni, ascoltare nuovi brani musicali postati dai suoi contatti e leggere articoli dagli account dei quotidiani che seguiva da tempo. Non gradiva pubblicizzare gli eventi della sua vita, se non con moderazione, ma gli piaceva in compenso raccogliere le foto con gli amici. Aveva ormai compreso che la forza di questi nuovi mezzi di comunicazione risiedeva nel dare importanza a tutti gli utenti che si sarebbero sentiti come prime donne ad un serata di gala e detestava coloro i quali scrivevano massime sulla vita, sull’esistenza o della assurde banalità che incredibilmente ricevevano un ampio consenso.

Riccardo sapeva che i social avrebbero potuto essere usati in modo completamente diverso rispetto all’utilizzo che ne veniva fatto da molti suoi contatti. Non potendoLike Button uscire di casa a causa del temporale che si era abbattuto da un paio di ore, aveva deciso che fosse giunto il momento di dare sfogo alla sua creatività e alla sua passione per la scrittura creando un blog all’interno del quale avrebbe potuto trattare tutti gli argomenti che gli sarebbero passati per la testa per poi pubblicizzarli sui social. Credeva che in questo modo soltanto chi fosse stato interessato al contenuto dei suoi articoli avrebbe fatto lo sforzo di aprire il link del post e leggere ciò che lui riteneva così interessante da diffondere. Nei mesi seguenti, Riccardo si era immerso in questo entusiasmante progetto e cercava di far crescere la sua creatura. Non riceveva chissà quante visualizzazioni, nonostante gli sforzi e l’impegno, ma a lui andava bene così. Era conscio del fatto che ciò che stava realizzando sarebbe stato sia un’utile valvola di sfogo dalla routine quotidiana che un ottimo esercizio per tenere allenata la mente.

Nonostante le serie intenzioni e i buoni propositi, la sola passione per la scrittura non lo appagava più: covava dentro di sé la speranza che il blog potesse essere apprezzato da più contatti. Cercava di pubblicizzarlo alla prima occasione utile e Likepregava gli amici affinché lo aiutassero a diffondere i suoi articoli. Inconsapevolmente, Riccardo era caduto nella trappola dei social network perché, anche se non lo ammetteva a voce alta, era alla costante ricerca dei like, delle condivisioni per i suoi post e di visualizzazioni. Aveva bisogno di approvazione, desiderava ardentemente che gli venisse riconosciuto qualche presunto merito e credeva che i suoi articoli svelassero chissà quale arcano mistero o che fossero sicuramente meritevoli di essere letti. Riccardo aveva toccato il fondo quando, dopo settimane durante le quali non aveva ricevuto alcuna visualizzazione e like, aveva scaraventato il suo tablet per terra frantumandolo in mille pezzi.

Aveva deciso di abbandonare il suo progetto, di chiudere il blog e si dedicarsi a riempire la sua bacheca di Facebook con ogni sorta di banali post ed aggiornamenti di stato. Il risultato non era cambiato. La febbre da like aveva inesorabilmente colpito anche lui.

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