Tag

, , , , , , , , , , , , , , ,

Scivola via la 87esima edizione degli Academy Awards tra sorrisi e gioie più che delusioni visto che quasi tutti i favoriti hanno portato a casa la tanto agognata statuetta e pochissime sono state le grandi sorprese. Lo show è  stato sapientemente condotto dal fantastico e simpaticissimo Neil Patrick Harris che ha dato sfogo a tutto il suo repertorio d’intrattenimento. Protagonista assoluto di questa edizione è birdmanstato il film Birdman del regista messicano Inàrritu (ancora un messicano dopo Cuaròn ad aggiudicarsi la regia) che ha vinto quattro statuette tra le più prestigiose (miglior film, migliore regia, migliore sceneggiatura originale e migliore fotografia). A dare un tocco in più alla pellicola ci ha pensato il protagonista Micheal Keaton nei panni di un ex attore di film d’azione che desiderava tornare alla ribalta a teatro dimostrando di avere stoffa e talento. Il premio per la regia è stato assolutamente legittimo soprattutto per i piano sequenza che hanno scandito le varie scene del film e che sono stati apprezzati dal pubblico ma per quanto concerne quello come miglior film, beh, ci sono tanti dubbi.

Sebbene il livello delle pellicole del 2015 sia stato di gran lunga più basso rispetto al livello di quelle The Grand Budapest Hotelpresentate lo scorso anno, tra le candidature spiccava l’incantevole ed etereo The Grand Budapest Hotel di Wes Anderson che si è aggiudicato quattro statuette “minori” (migliore colonna sonora originale, migliori costumi, migliore scenografia e miglior trucco e acconciature) ma che avrebbe meritato un riconoscimento più importante.

È vero che Birdman e Boyhood erano i favoriti alla vittoria finale ma il film di Anderson meritava soprattutto per la trama e l’ atmosfera “zuccherosa” delle scene, miste tra l’ironia e il dramma. Di incredibile impatto, ad esempio, la scena dell’inseguimento sulla neve con lo slittino dei protagonisti principali. Peccato che l’Academy abbia puntato su altro! Grande performance di Ralph Fiennes nei panni di Mounsier Gustave H. che ha aggiunto un tocco “di classe” al film. The Grand Budapest Hotel regala all’Italia, seppur indirettamente, una statuetta: l’Oscar per i costumi (fantastici!) a Milena Canonero

boyhood

Rammarico e delusione (mica tanta!) per il favorito Boyhood, diretto dal regista Richard Linklater e girato in dodici anni. Il film segue iperrealisticamente la crescita del protagonista, Ellar Coltrane, ma manca sostanzialmente di una trama. Ok, il regista offre uno spaccato della vita adolescenziale di inizio duemila, si segue la trasformazione fisica del piccolo Mason fino al college e le sue inquietudini, ma poi? L’idea è carina ed innovativa ma manca qualcosa. L’unica a gioire del cast di Boyhood è Patricia Arquette che si aggiudica l’Oscar come miglior attrice non protagonista e che riesce a strappare applausi calorosi da J-Lo e Maryl Streep quando, durante il suo discorso di ringraziamento, si sofferma sulla parità dei diritti tra uomini e donne. Premio assolutamente meritato per la Arquette soprattutto per la sua splendida carriera.

Scontate invece le vittorie di Eddy Redmayne per la sua interpretazione dell’ Julianne Mooreastrofisico Steven Hawking in La teoria del tutto e quella, meno scontata, di Julianne Moore nei panni della dottoressa Alice Howland in Steel Alice. La Moore supera la quotata Rosamund Pike protagonista del film Gone Girl che onestamente avrebbe meritato il premio per la sua forte, drammatica e psicotica interpretazione. Il filo conduttore delle vittorie dei migliori attori è la malattia: sia quello maschile che quello femminile hanno vestito i panni di due personaggi realmente esistiti e che nonostante abbiano sofferto sin da giovani di malattie deficitarie sono riusciti ad affermarsi nei rispettivi campi di lavoro. Beh, forse Leonardo Di Caprio dovrebbe interpretare proprio il ruolo di un “malato” per strappare quella ormai maledetta statuetta all’Academy. Chissà se ci avrà già pensato!

Vi lascio con un motivetto della colonna sonora di The Grand Budapest Hotel che avrebbe, ripeto, meritato qualcosa in più. Arrivederci al prossimo anno quando aspetteremo con ansia l’ormai celebre <<and the oscar goes to…>>!

Annunci