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TsiprasIl 26 Gennaio, la Grecia ha scritto una pagina memorabile della sua storia costituzionale. Per la prima volta, Atene sarà governata da un partito proveniente dalla sinistra più radicale, Syriza, e da uno dei più giovani premier del mondo, Alexis Tsipras. La stampa internazionale, soprattutto quella europea, non è stata certo molto morbida nei suoi confronti, presentando uno scenario di forte instabilità politica nell’eurozona a seguito di questa elezione. Si è iniziato a dire che il partito è pronto ad imporre l’uscita dall’euro, che i greci sono stati abbindolati dalla corrente populista e che il voto espresso riflette solo la protesta nei confronti dei partiti tradizionali. La realtà, però, dice altro. Così come durante le passate elezioni europee,Tsipras ha dichiarato di voler riscrivere i patti sull’austerity imposti dal Nord Europa e dalla troika. Infatti, i maggiori investitori attuali della Grecia sono appunto la Banca Centrale Europea, il Fondo Monetario Internazionale e Commissione europea. Normale che vi sia il desiderio di cambiare le carte in tavole anche perché questa configurazione non fa altro che alterare le scelte di governo, visto che alle decisioni di un esecutivo eletto democraticamente si contrappongo le scelte di istituzioni terze. La Grecia è stata dissanguata in questi cinque anni: le casse statali contano qualche ragnatela e niente di più, il debito pubblico corrisponde al 170% del PIL e migliaia di famiglia sono state costrette a vivere in povertà. Il paese ellenico ha sofferto più di tutti il periodo della crisi.Vignetta Ma le colpe non possono essere addossate soltanto agli eventi finanziari di questi anni o alle decisioni dell’ Europa, quanto alla precedente classe dirigente greca che ha mostrato chiaramente segni di incapacità e di palese corruzione ed anche ai creditori stessi della Grecia: se il Paese ha accumulato troppi debiti è anche perché i creditori hanno sbagliato a concedere troppi crediti. Inoltre, se il debitore non è e non sarà in grado di pagare, sarebbe più equo ridiscutere le modalità per estinguere il debito. Intanto, si profilano degli scenari particolarmente intriganti all’orizzonte. Tsipras ha bisogno di soldi, è chiaro. Le strade da seguire sono: ridiscutere i patti sull’austerity, incentivare investitori privati ad investire in Grecia oppure chiedere un aiuto alla Russia. E quest’ultima prospettiva non piace affatto a Bruxelles. Il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov ha fatto sapere alla Cnbc che Putin sarebbe disposto ad offrire gli 11,7 miliardi ad Atene per estinguere il debito con l’Europa e per mantenere le premesse elettorali in cambio del suo veto contro le sanzioni applicate a Mosca. Un’offerta allettante per Tsipras. In più, oltre ad una storica vicinanza culturale tra Grecia e Russia, vi sono ulteriori implicazioni economiche da considerare: il colosso Gazprom ha fatto sapere che mira ad estendere il suo mercato nella penisola ellenica. Difficile dire cosa accadrà nei prossimi giorni. Ciò che è certo, è che l’Europa dovrebbe interrogarsi sulla politica del rigore che ha creato notevoli difficoltà ai Paesi del Sud. Una risposta alternativa alla crisi finanziaria sarebbe potuta essere quella di lasciare gli Stati liberi di intraprendere politiche economiche progressiste, cercando delle opportunità di sviluppo e di crescita ove possibile senza limitare il loro agire.

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