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kissing_hebdoHo sempre creduto che fare il giornalista fosse il mestiere più bello del mondo. Mi entusiasmava l’idea di viaggiare, di scoprire luoghi e culture diverse, di raccontare storie, di stare a contatto con la gente, di respirare il mondo nella sua essenza. Col tempo, però,  ho realizzato che essere giornalista significa anche essere padroni di un’arte tanto raffinata quanto potente: la scrittura. Ferire con la penna può essere più doloroso di ricevere un pugno in faccia cosi come scherzare con delle immagini può essere percepito più offensivo di un insulto diretto. Le Costituzioni dei Paesi democratici e le Istituzioni internazionali tutelano il diritto alla libertà d’espressione come sacro quanto delicato principio cardine della società contemporanea. Eppure, le vicende internazionali degli ultimi anni hanno palesato come i giornalisti, sia per il loro ruolo che per la visibilità mediatica di cui godono, siano tristemente diventati merce di scambio, semplici pedine di una scacchiera da muovere a proprio piacimento da fanatici e squilibrati e dei bersagli da colpire per lanciare segnali.

L’attentato per mano di militanti islamici concretizzatosi ieri a Parigi presso la sede del giornale satirico Charlie Hebdo ( oggetto in passato di attacchi informatici, di minacce e di incendi dolosi a causa dei suoi connotati apertamente provocatori) non è da considerarsi soltanto una violenza fisica ma un grave ed inconcepibile insulto morale che dimostra come sia difficile per la parte “offesa” rispondere con la stessa moneta.Against violence Sarebbe molto più semplice e certamente goliardico se questi cosiddetti integralisti fanatici si sforzassero solo un poco a prendere in giro il mondo cristiano, a rispondere con altrettante vignette o articoli satirici alle provocazioni che da più Paesi si levano contro l’Islam radicale ( perche è bene rammentare che il vero Islam è un’altra cosa). Qualche anno fa, era stato stato il giornale danase Jyllands-Posten a pubblicare dozzine di vignette raffiguranti il profeta Maometto in chiave dissacrante ed in atteggiamenti “ostili”. In quell’occasione, nonostante la richiesta di alcuni premier dei Paesi islamici di ritirare le rappresentazioni, il governo danase si rifiutò legittimando la sua decisione in ragione del diritto alla libertà d’espressione, sacro principio della Costituzione. Nonostante manifestazioni di protesta e momenti di tensione registrati in alcuni Paesi musulmani, nessun attentato fu architettato nè contro la sede del giornale nè contro la Danimarca, così come nulla accadde in Italia quando l’ex (per fortuna) ministro Calderoli comparve in televisione mostrando una maglietta che richiamava quelle immagini.

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Parigi si è superato un limite così come testimoniano le migliaia di persone che a poche ore di distanza dall’attentato si sono riversate nelle piazze delle città europee più importanti in segno di protesta. Questa volta si è deciso di rispondere alla penna Je suis Charlie Hebdocon la violenza, segno che il mondo islamico integralista non è in grado di rispondere pacificamente alle provocazioni occidentali. Questi scellerati stanno perdendo di vista la vera essenza dell’Islam, storpiando il Corano a loro piacimento per legittimare e giustifidare le loro azioni. È difficile digerire una situazione del genere ancor di più perchè il fatto si è concretizzato nel Paese con la più alta percentuale di musulmani in Europa. E della Francia, loro sono una parte integrante da secoli. Questi episodi non possono far altro che incendiare l’odio e la tensione nei loro confronti. Comincia seriamente ad essere complicato gestire questi focolai che non solo minacciano la sicurezza e la stabilità europea ma dimostrano come i movimenti integralisti islamici abbiano capito come presentarsi al mondo sfruttando i social media per incutere il terrore.

La migliore risposta a questo attentato alla libertà di espressione ed alla democrazia sarebbe quella di riaprire Charlie Hebdo quanto prima e consentire ai superstiti di ricominciare il loro lavoro in modo più “politicamente scorretto”.

Je suis Charlie Hebdo

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