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Tra le tante realtà del mondo, una delle più macabre si è concretizzata in Cambogia negli ultimi decenni. Nel Paese, la maggior parte della popolazione vive al di sotto o poco sopra al livello di povertà e la condizione delle donne  è imbarazzante: guadagnano 27 centesimi per ogni dollaro guadagnato da un uomo e vengono impiegate o nel settore agricolo o in quello tessile per una paga mensile di soli 75 euro. Di fronte alla fame, alla mancanza di un tempo sotto cui vivere, di assistenza sanitaria e di denaro, questa situazione ha indirizzato molte famiglie a trovare nel mercato delle vergini una opportunità per cercare di tirare avanti vendendo le figlie, sacrificando così la loro verginità ed i loro sogni, ad ufficiali di polizia, noti uomini d’affari locali e politici che rappresentano i principali clienti di questo mercato. Da alcune interviste, è saltato fuori che in Cambogia una ragazza può essere venduta per un paio di giorni o per intere settimane per una cifra tra i 750 e i 3800 euro.

Inoltre, è stato testimoniato che, nonostante la compravendita del sesso sia illegale nel Paese, nessuno è mai stato punito o ha mai trascorso anche solo una notte in carcere. Anzi, chi vive all’interno questo mondo ha spiegato che è quasi impossibile far valere la legge contro uomini potenti e figure istituzionali: ad esempio, esponenti del Partito popolare cambogiano, al potere ininterrottamente da trent’anni, non soltanto sfruttano questa condizione per soddisfare i loro piaceri ma soprattutto, nonostante si conoscano i loro intrighi, sanno bene che non subiranno alcun tipo di intralcio dalle Indecenzaautorità. Per di più, si è ormai legittimata una nuova figura, quella delle intermediarie che propongono ai genitori laute somme di denaro per vendere le figlie o, addirittura, prenotarle per il futuro quando raggiungeranno l’adolescenza. Un altro problema è rappresentato dalla difficoltà per le poche ONG di trovare i fondi per cercare di arginare la vicenda o quanto meno sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale dal momento che i donatori sono molti restii ad aprire il portafoglio quando viene detto loro che le famiglie sono solite ricorrere a questo mercato per avere soldi disponibili per vivere. Certamente la scelta delle famiglie  può essere criticabile e non condivisibile ma sembra doveroso sottolineare che i veri criminali non sono i genitori ma gli uomini che comprano le vergini. È emblematico l’esempio di un uomo, a cui era stato diagnosticato un cancro, che ha deciso di trascorrere con delle ragazzine gli ultimi giorni della sua vita, spendendo tutto il patrimonio di famiglia.

Sarebbe auspicabile che il problema venga affrontato in sede istituzionale dai vari Paesi, che si organizzino conferenze internazionali ed incontri per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema, coordinare azioni e campagne per portare a conoscenza del mondo questo scempio visto che in Cambogia tutti sanno ma nessuno parla. Sarebbe altresì necessario un intervento a livello mondiale da parte delle ONG più famose e convogliare gli sforzi per trovare una strategia affinché in Cambogia la legge venga rispettata e applicata a chi compra e non a chi vende e che i primi a pagare siano i politici cambogiani i quali, invece di aiutare concretamente i loro cittadini ed il loro elettorato, alimentano un mercato macabro e degradante.

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