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Deserto e sangue

Deserto e sangue

Continua l’ascesa dell’ISIS senza che i  governi dei Paesi occidentali abbiano  organizzato una offensiva degna di  questo nome. La conquista della città di  Kobane e la seria minaccia che stanno  vivendo i curdi al confine turco è lo  specchio dell’incapacità e forse della  poca volontà dell’Europa e degli USA di  fermare l’avanza di un soggetto che pian  piano potrebbe veder concretizzarsi il  suo obiettivo. La responsabilità   dell’Occidente non si palesa soltanto in relazione all’ immobilismo di questi mesi ma soprattutto alle errate valutazioni effettuate nei decenni scorsi perché la nascita del movimento Stato Islamico è il prodotto della crisi e del collasso delle strutture politiche sorte nel periodo coloniale.

Francia e Gran Bretagna hanno fatto della regione mediorientale ciò che meglio soddisfava le loro politiche di conquista, dividendola in zone di influenza. Da questa strategia, rivelatasi scadente, sono sorti diversi movimenti di risposta che hanno cercato di prendere il potere sovvertendo l’ordine imposto dall’Occidente e di ridare slancio ad un’area che comunque offre una serie di opportunità minerarie, ambientali e strategiche non indifferenti. Tra questi nuovi soggetti, alcuni hanno cercato di far leva sugli aspetti religiosi per ottenere il sostegno dalla popolazione ma come dimostrano gli esempi di Tunisia ed Egitto, in cui i partiti religiosi si sono dovuti scontrare con il rifiuto espresso dalla popolazione, il progetto politico dell’Islam sembra essersi ridimensionato. All’interno delle crepe offerte dal sistema, lo Stato Islamico è riuscito prima a costituirsi e poi a fare breccia nel sistema sociale del Medio Oriente. La sua ormai solida espansione ha trovato nell’utilizzo spasmodico dei mezzi di

Utilizzo dei media

Utilizzo dei media

comunicazione, primo fra tutti internet, un valido alleato per accaparrare consensi e, facendo propria la teatralità, figlia della tradizione Occidentale, è riuscito a ottenere attenzione a livello internazionale. Inoltre, le immagini delle decapitazioni dei prigionieri di guerra, di fucilazioni, di adepti del movimento che percorrono il deserto in groppa ai cammelli o a bordo delle loro jeep rappresentano la ricostruzione di un Oriente immaginario che proprio nell’Ottocento i Paesi colonizzatori presentavano alle loro società per giustificare le loro avventure in terre lontane. I miliziani si stanno rendendo protagonisti di un processo simile: una sorta di neocolonialismo attraverso il quale presentare la guerra contro gli infedeli e realizzare il tanto agognato Califfato. Ma attenzione, l’obiettivo del movimento non è religioso ma esclusivamente politico. Il controllo dell’area, delle riserve minerarie, delle rotte commerciali e dei traffici economici sono i risultati che i miliziani desiderano conseguire.

Per maggiori dettagli controllare https://francescodepa.wordpress.com/2014/09/26/guerra-alloccidente-si-o-no/ e https://francescodepa.wordpress.com/2014/09/23/isis-le-sue-risorse-ed-il-suo-potere/

Come reagisce l’Occidente di fronte a queste vicende? Garantendo un appoggio alle dittature della regione e dotandole di sistema di sorveglianza per impedire che sorgano nuovi  movimenti alternativi a quello dei jihadisti: una sorta di Grande Fratello attraverso il quale monitorare tutti i mezzi di informazione. Il problema è che spesso non viene fatta una distinzione tra pacifisti e miliziani e piattaforme come Facebook o Twitter eliminano i profili di individui che pubblicano materiale sensibile. Nel frattempo l’ISIS depreda case, quartieri e villaggi, semina panico e terrore, attira giovani ragazzi europei ed americani per sostenere la sua causa e avanza senza trovare ostacoli. Questi elementi mostrano chiaramente come il Medio Oriente non soltanto paga le conseguenze disastrose degli anni di dominio coloniale, dei giochi politici della Guerra Fredda, degli interessi economici e strategici dei Paesi Occidentali ma soprattutto non riesca a progettare una soluzione e delle strutture politiche solide ed a rilanciare la propria immagine agli occhi del Mondo che accosta la regione sempre più ad un inferno di fuoco.

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