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Cattedrale di San Basilio

Cattedrale di San Basilio

Le tensioni fra la Russia e l’ Occidente sono  cresciute dopo la crisi scoppiata in Ucraina. Putin,  temendo che Kiev potesse firmare l’accordo di  associazione con l’Unione Europea e che potesse  entrare a far parte della NATO (solo lui ci aveva  pensato!), ha colto il pretesto per annettere la  Crimea (mediante referendum non riconosciuto  dalla  comunità internazionale) e minacciare  ripercussioni  sull’Ucraina stessa. Da qui il  raffreddamento dei  rapporti con i Paesi europei i  quali non hanno  digerito l’operato di Mosca ed  hanno pensato di  imporre sanzioni economiche.  Negli ultimi giorni  si è paventata l’ipotesi che  potesse scoppiare un  conflitto ma questa idea  sembra forse un poco  azzardata per diverse  ragioni.

La Russia non può permettersi di perdere contatto  con un cliente così disposto a spendere per le sue  forniture di gas. Fondamentalmente, l’economia  russa si basa su questo e sul greggio che poi  vengono  rivenduti ai Paesi europei, quindi che senso avrebbe non sfruttare questa occasione per sostentare il proprio mercato? Checché se ne dica, la Russia non è che stia attraversando un momento particolarmente felice della sua storia economica: secondo le parole del ministro delle finanze russo Alexei Ulykaev, l’inflazione ha raggiunto l’8%, il PIL è diminuito dell’ 1% ed il rublo sta perdendo terreno rispetto al dollaro e all’euro. Inoltre, se la Russia dovesse mai subire sanzioni economiche rischierebbe di essere risucchiata nell’orbita economica della Cina e da ciò ne conseguirebbe un drastico ridimensionamento delle aspirazioni del Cremlino.

Per quanto concerne l’Europa, ipotizzare un conflitto alle sue porte e, perché no, anche sul suo territorio sembra essere quasi utopia. Rispetto a settant’anni fa, tra i Paesi europei esiste una certa unità di intenti a livello politico, le istituzioni si sono consolidate, i rapporti tra gli Stati sono relativamente distesi e non vi è alcun tipo di revanscismo che possa condurre qualcuno di essi a scagliarsi sull’altro. A ciò si aggiunga, però, la difficoltà di trovare una concordata scelta nelle operazioni all’ estero dell’Unione: i Paesi del vecchio continente non hanno fino ad ora dimostrato di aver dato vita ad una politica estera comune degna di questo nome.  Inoltre, sebbene l’UE riceva forniture di gas dall’Algeria, dalla Tunisia e da due Paesi integrati come l’Olanda e la Germania, l’approvvigionamento di gas dalla Russia è comunque indispensabile per soddisfare il fabbisogno della popolazione europea. Continua ad essere difficile pensare che lo spettro di una guerra si concretizzi anche perché, secondo alcuni dati, Gran Bretagna, Francia e Germania hanno palesato una carenza delle apparecchiature e mezzi militari sia perché la maggior parte è in stato di manutenzione o riparazione sia perché la crisi economica ha spinto i governi a tagliare i fondi alla difesa. Detto questo, non è plausibile che l’Europa abbia i mezzi e la volontà per muovere guerra alla Russia.

Obama promuove la sua campagna energetica

Obama promuove la sua campagna energetica

E gli Stati Uniti? Barack Obama e soci hanno  attraversato il periodo economico più nero della  storia americana dopo la crisi del 1929 ma  stando ai dati  dell’Agenzia Internazionale  dell’Energia nei  prossimi mesi gli States  potrebbero sorpassare  l’Arabia Saudita nella  estrazione e lavorazione  del greggio  diventandone il primo produttore  al mondo.  Il tutto è stato possibile grazie ad  un nuova  tecnica di trivellazione orizzontale che ha  permesso di estrarre petrolio da pozzi ritenuti  inadatti del Texas e del North Dakota. L’  espediente appena descritto è criticato dagli  ambientalisti ma riuscirà a migliorare il mercato  degli USA che si apprestano a diventare il primo fornitore per l’Europa. Detto ciò, potrà mai la Russia allontanarsi da un partner cosi importante come l’UE? Potrebbe mai pensare di dichiararle guerra? Un cenno conclusivo deve essere dedicato al nuovi soggetto del panorama geopolitico mondiale: l’ISIS. Ciò che accadrà in Medio Oriente è tutto da scoprire e minimizzare potrebbe essere un errore incorreggibile. Lo Stato Islamico potrebbe scompigliare le carte in tavola e giocare un ruolo di primissimo piano nelle scelte estere dei vari governi. Per l’appunto, nella vasta Russia la seconda religione più diffusa e praticata è proprio l’Islam. Non è escluso che l’ISIS possa attecchire anche lì.

Una possibile soluzione alle tensioni crescenti degli ultimi mesi sarebbe quella di riavvicinare le parti. Una concertazione consentirebbe un guadagno, anche economico, ai contendenti. Un esempio: l’Unione potrebbe garantire a Putin che l’Ucraina non entrerà nella NATO e Mosca potrebbe dare la disponibilità a far svolgere nuovamente il referendum sull’annessione della Crimea ma sotto il controllo internazionale. Come si evince dalle argomentazioni di cui sopra, gli obiettivi dei due pilastri del continente europeo più che divergere, coincidono. Russia ed Unione Europea hanno bisogno l’uno dell’altra ed un loro allontanamento provocherebbe gravi danni alle loro economie ed alla stabilità della geopolitica mondiale.

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