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 DAILY MAILLa diffusione del virus ebola non è stata sapientemente  controllata sin dal primo contagio accertato all’inizio del 2014.  Si presume che esso sia stato causato da un contatto tra un  abitante di un villaggio dell’Africa occidentale ed un pipistrello  della frutta e che poi il virus abbia cominciato a diffondersi  rapidamente al confine tra Guinea, Sierra Leone, Liberia.  Inoltre, è stato scoperto che un nuovo ceppo si sta  espandendo  in Nigeria, il Paese più grande di tutto il  continente africano.

 L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha probabilmente  agitato tardivamente (soltanto tre mesi dopo il primo  accertamento) trovandosi in difficoltà nel gestire la critica situazione. Critica perché, ad oggi, si contano già 2400 deceduti e le stime per il prossimo futuro non sono di certo confortanti. È pur vero che puntare il dito verso l’OMS non sembra opportuno e sicuramente il problema dovrebbe essere analizzato con molta più attenzione. Margaret Chan, direttrice generale dell’organizzazione, ha approfittato delle critiche che le sono giunte da più parti per far notare, in primo luogo, che solo pochi Paesi hanno risposto all’appello dell’agenzia che chiedeva un supporto economico e tecnico per fronteggiare la crisi e, in secondo luogo, che sono i singoli governi ad essere responsabili verso i cittadini e la loro salute aggiungendo che il compito principale dell’OMS è quello di realizzare nel mondo intero strutture sanitarie di base attraverso sia i contributi versati dai 194 Stati membri, che rappresentano il 20% del bilancio, sia donazioni effettuate da privati. Queste risorse vengono utilizzate dall’OMS per prestare le proprie competenze tecniche, aiuto, consigli e personale qualificato a chi richiede un sostegno.


Da un lato, le parole della Chan risultano essere legittime in quanto alcuni osservatori dell’organizzazione e medici in prima linea hanno riportato che in molti regioni mancano le strutture sanitarie di base e laddove vi siano queste sono povere di strumenti indispensabili come acqua corrente, camici e guanti protettivi. Per di più, le poche strutture presenti sono al collasso a causa della massiccia richiesta di assistenza. Dall’altro lato, però, bisogna ricordare che la reazione e la risposta

Margaret Chan - Direttice generale OMS

Margaret Chan – Direttice generale OMS

dell’OMS (e dei governi europei) al virus H1N1 fu tempistica e ben organizzata. In quel caso, le probabili pressioni esercitate da parte di grandi imprese farmaceutiche europee e le loro ingenti risorse offerte spinsero l’agenzia a risolvere il problema in tempi relativamente contenuti. Ciò pone luce sul fatto che le donazioni private rappresentino un limite per l’OMS: chi finanzia la sua attività esercita pressioni affinché venga data la priorità a certi tipi di malattie, come diabete e problemi cardiaci, piuttosto che ad altri. La lentezza della risposta data alla diffusione del virus ebola inoltre ha a che fare con la crisi economica che ha obbligato l’organizzazione a ridurre di un miliardo circa il suo bilancio producendo come conseguenza la chiusura di molti dipartimenti ed il licenziamento di personale. Qualitativamente un grosso problema visto che, ad esempio, il gruppo guerre e disastri è stato messo al lavoro proprio sull’ebola.

Assistenza ai malti

Assistenza ai malti

Cosa fare quindi? Sicuramente gli  Stati  dovrebbero rispondere  puntualmente agli appelli  che in  sedi ufficiali e non l’OMS invia loro  donando ingenti risorse  economiche e personale sanitario  altamente qualificato. Lungi dal  considerare l’esistenza sottobanco  di accordi  politici, sarebbe  auspicabile che i donatori privati  cambiassero atteggiamento  evitando di esercitare  costanti  pressioni e restassero al di fuori  delle  scelte adottate dall’agenzia.  Nella vita quotidiana,  invece, soltanto l’informazione può aiutare a  prendere quanto meno le precauzioni di base. In un mondo sempre più interconnesso, non circolano solo immagini televisive, messaggi telefonici, foto, video e notizie ma anche e soprattutto i virus. E questi ultimi lo fanno più velocemente dei primi.

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