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“Ogni animo è costituito da mille sfaccettature e non può esisterne solo una. L’uno è l’intero, l’insieme delle tante anime interiori di ciascuno.”

 

Il lupo della steppa è il ritratto di un individuo che non riesce ad identificarsi in una società (quella borghese del XX secolo) la quale è soggetta a radicali trasformazioni determinate da guerre e dall’avvento dei totalitarismi. In questo ambiente, il protagonista non riconosce se stesso in quanto essere dedito all’arte, alla filosofia e alla cultura in genere e per questo si rinchiude in un mondo tutto suo lontano da quello esterno che lo disgusta ma allo stesso tempo lo tenta e lo incuriosisce. Si avvicina sempre più alla morte che desidera ardentemente perché la considera forma di aulica libertà e di grandezza d’animo ma alla fine tenta di scapparle e non riesce a soddisfare il suo desiderio. Ma è proprio in questo punto più basso della sua parobola che incontra una donna, non colta, la quale lo rieduca pian piano alla società, al godimento del piacere, all’amore, al ballo, alla compagnia umana. Il protagonista, metafora dell’uomo contemporaneo, intraprendera’ un viaggio alla ricerca di sé scovando le mille sfaccettature del suo animo per giungere infine alla sua condanna definitiva: vivere la vita e le sue contraddizioni perché l’isolamento totale può solo annientarlo. Viene indotto ad ascoltare i suoni della vita, ad accettarli e a riconciliarsi con essi.

 

 

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